Nell'intervista-testimonianza, Aldo Agroppi ha tirato in ballo naturalmente il destino, il tragico destino.

E' però da approfondire il fatto che il destino si diverte un po' troppo nella storia dell'AC Torino.
E si diverte soprattutto con le coincidenze e le analogie.
Si trovano infatti delle singolari coincidenze tra i tristi eventi di Superga e di Meroni; circostanze, nomi, numeri...

Le circostanze riferite da Agroppi per le quali Meroni quella sera si trovò ad attraversare Corso Re Umberto a Torino, furono il frutto di una precisa svolta al cosidetto "bivio di azione-conseguenza" negli avvenimenti della vita. Cioè un individuo o un gruppo di individui sceglie di fare una certa cosa e gli avvenimenti futuri diretti ed indiretti seguiranno un certo corso. Oppure si sceglie di fare un'altra cosa e la storia prenderà una strada diversa, è lo stesso meccanismo mostrato ad esempio nel film "Sliding doors".
Ordunque, i giocatori del Torino fecero pressione sul loro allenatore per la concessione della serata libera prendendo a pretesto la sonante vittoria, e Fabbri che di solito era inflessibile fu praticamente ammorbidito tanto da acconsentire, così ciò che sarebbe stato evitato senza quella insistente richiesta purtroppo avvenne.
Un'identica situazione portò dalle parti di Superga il trimotore di ritorno da Lisbona con i giocatori del Torino il 4 maggio del '49. Bisogna sapere che il piano di volo originale prevedeva il rientro a Milano sia per regolarità doganale che per la migliore agibilità dello scalo in avverse condizioni metereologiche stanti nell'Italia settentrionale. Prima di partire da Lisbona i giocatori del Torino insistettero energicamente con l'accompagnatore affinchè l'atterraggio avvenisse a Torino. Volevano essere a casa più in fretta ed inoltre molti di loro temevano di fare dogana all'aeroporto di Milano avendo la valigia piena di suovenir acquistati a Lisbona forse oltre il consentito, mentre il campo di aviazione di Torino era privo di dogana. L'accompagnatore avanzò la richiesta al comandante dell'aereo il quale la trasmise alla compagnia di armamento, che diede l'autorizzazione.

Per la cronaca, il comandante dell'aereo si chiamava Luigi Meroni.

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