3-2-2007 _ Le tante situazioni critiche occorse in passato non sono bastate a far capire che i paliativi avrebbero solo ritardato una tragedia annunciata. Non si doveva arrivare a questo punto, non si doveva lasciare che gli interessi commerciali che si rimpinguano di introiti attorno al circo equestre e televisivo che Ŕ oggi il calcio, avessero la prevalenza su qualsiasi ragione di ordine pubblico e valutazione di rischio per l'incolumitÓ dell'individuo. Le responsabilitÓ penali dei gruppi violenti organizzati e delle relative connivenze di alcune societÓ calcistiche potevano e dovevano essere affrontate con provvedimenti all'altezza dell'accaduto giÓ da molto tempo, ma non si Ŕ voluto.
C'era tutto il tempo e il modo per creare ed applicare leggi adeguate, seguire modelli giÓ in uso (vedasi l'Inghilterra), essere insomma seriamente determinati a combattere il fenomeno della violenza facinorosa con strumenti validi, ma si Ŕ preferito fingere che il biglietto nominativo e i tornelli agli ingressi fossero il miracoloso rimedio a tutti i mali, in modo che il lucroso spettacolo, buono anche come oppio popolare, potesse continuare. Noi siamo un Club di tifosi e ci identifichiamo nei colori della nostra squadra di calcio, ma non ci riconosciamo in nulla di quanto sta succedendo. Da sempre rinneghiamo la violenza come metodo di tifo, da anni sosteniamo che il calcio professionistico italiano Ŕ un sistema senza equilibrio e senza leale competitivitÓ, influenzato com'Ŕ dai poteri economici delle "grandi" societÓ e dell'editoria (TV e carta stampata). Ci siamo sempre indignati per l'ipocrisia con la quale certe figure hanno finto di applicare il rimedio al problema della tutela individuale di chi vuole in buona fede assistere ad un incontro di calcio, rimedio puntualmente rivelatosi colpevolmente inconsistente. Un esempio ben calzante di questa volontÓ di cambiare poco per non cambiare niente Ŕ stato Calciopoli, con un esito finale di sanzioni talmente ridicole da sembrare degli incentivi a ricominciare peggio di prima. Forse lo sono. Un altro piccolo ma specifico esempio degno di citazione riguarda l'editoria sportiva indulgente verso i fenomeni degeneranti allo scopo di proteggere il sistema calcio inclusi i suoi deprecabili eccessi: il 23/12/2006 nella prima trasmissione televisiva in chiaro di immagini delle partite di campionato sono state mostrate le sequenze di una gigantessa rissa avvenuta su un campo di calcio dell'Ecuador, con pestaggi e aggressioni tra giocatori e addetti delle squadre. Le sghignazzate e i commenti divertiti degli ospiti in studio sono stati insopportabili, sembravano compiacersi di quello che succedeva fuori dal nostro contesto per usarlo come termine di paragone, con un messaggio conclusivo non pronunciato ma implicito: "non siamo messi cosý male, altrove Ŕ anche peggio".
L'unica cosa che possiamo sperare Ŕ che il nuovo Commissario Straordinario della FIGC sia una persona veramente diversa e distaccata da tutto l'ambiente malsano che finora ha amministrato "l'affare" come una vera cosca mafiosa, e siamo ovviamente concordi con la decisione presa in questo momento particolare, difficile:
FERMIAMOCI
Toroclub vuole affiancarsi alla decisione di sospendere i campionati di calcio professionistico oscurando per 72 ore il proprio sito a partire dalle 14.00 del 3 febbraio e sostituendo l'homepage con questa pagina, dimostrando in tal modo di approvare un provvedimento forte e concreto come quello appena deciso dal Commissario Straordinario della FIGC Luca Pancalli, auspicabilmente solo un primo segnale al quale dovrÓ seguire un metodo adeguato di approccio a questa realtÓ fatto di leggi serie, nuove, applicate con tutti gli strumenti necessari.
A presto
Lo staff