"Caro papà, stiamo volando verso casa, siamo allegri. E' stata una bella partita a Lisbona. Credo che la gente si sia divertita. Chissà perchè oggi ho strani pensieri... Sai, sono cinque anni che vinciamo sui campi di tutto il mondo. Qualcuno direbbe che sono troppi, cinque anni, e avrebbe ragione... Quando i periodi favorevoli cominciano a diventare lunghi è bene prepararsi al peggio, poichè questo giunge all'improvviso... Anche il giorno dopo. Ma sono convinto che perdere non sia una tragedia. In fondo l'urlo della folla lo sentono sia i vincitori che i vinti. Ecco, forse perdere l'urlo della folla sarebbe una tragedia. Come riuscire, un giorno, a dimenticare quelle migliaia di occhi che ti hanno scrutato, amato, sognato per innumerevoli domeniche? Non vorrei autocelebrarmi, ma a volte ho l'impressione che per la nostra gente, per tutta la nostra gente, abbiamo fatto qualcosa di importante, qualcosa che resterà nel tempo, nelle memorie di chi ha avuto la possibilità di vederci"...


Roma, 25 febbraio 2005

Il desiderio è diventato realtà. Ora e Per Sempre, il film che racconta il particolare e profondo rapporto d'amore che una squadra di calcio ha stabilito con i suoi tifosi e di come ciò possa aggiungere valore al senso stesso della vita, ha avuto la sua presentazione ufficiale a Roma in via Portuense 2000 nella grandiosa struttura multisala -attualmente la più grande in Italia- della catena UGC Cine Citè.
Siamo stati invitati all'evento dalla Verdecchi Film, la casa indipendente romana che ha prodotto il film e presso la quale ci eravamo "candidati" all'invito anzitutto come tifosi, e come tali abbiamo ricevuto una cortese risposta affermativa dall'addetta Francesca Fortunato, che ha partecipato attivamente all'organizzazione dell'evento.
Con la stessa cortese cordialità siamo stati accolti al nostro arrivo proprio da Francesca che ci ha brevemente informati sul programma della serata. Prima della proiezione, slittata di una ventina di minuti per motivi organizzativi, è stato servito un rinfresco per gli invitati in un'area riservata, dove sui tavoli erano disposte numerose copie di una tiratura speciale della pubblicazione TORINO CRONACA distribuita al Delle Alpi in occasione di Torino-Crotone disputatasi lo scorso 20 febbraio, e che dedicava praticamente tutte le pagine all'uscita del film a Torino, alcune di esse qui riprodotte. Tra gli invitati oltre agli attori del cast, regista, sceneggiatore e addetti alla produzione abbiamo potuto notare Pietro Taricone, marito nella vita della bella protagonista Kasia Smutniak, e l'attore e scrittore Angelo Orlando.
Quindi alle 22.30 siamo entrati nella sala 23 per assistere alla proiezione dopo una breve presentazione da parte dei fratelli Alessandro e Vincenzo Verdecchi (produttore e regista) e di alcuni componenti del cast. In particolare abbiamo molto apprezzato sentir ribadire il concetto dello sviluppo di quest'idea che tra le righe già intuivamo. In sintesi, la Verdecchi Film si è impegnata in questa produzione per tentare di colmare una lacuna che il tempo, l'evoluzione del costume e i moderni assiomi del calcio-business hanno contribuito finora a lasciare lì, sgradevole, inamovibile. La squadra di calcio del Torino nell'immediato dopoguerra ha scritto una pagina bellissima della nostra storia recente, rimanendo nella coscienza e negli occhi della gente non solo per le imprese calcistiche, ma anche e soprattutto perchè restituiva in maniera evidente agli italiani una dignità ed una identificazione vincente che sembravano forse irrimediabilmente perdute dopo la rovinosa guerra da poco conclusa.
Nella filmografia nazionale e più recentemente nelle fiction televisive molto è stato trattato e dato in pasto al pubblico: eroi, medici, condottieri, santi, storie d'amore, drammi personali e pubblici, fatti di cronaca, misteri ed altro, ma finora nessuno ha mai voluto sceneggiare una meravigliosa e reale vicenda italiana (e non solo) accaduta tra il '44 e il '49: la Leggenda del Grande Torino. Perchè? Gli autori del film cercano di darci un'indicazione tramite Valentino Motta - Gioele Dix, il protagonista del film cinico e rampante manager di una importante casa editrice che spiega il meccanismo del successo di un libro ad un suo collaboratore "Non importa se sia particolarmente bello piuttosto che scritto particolarmente bene, importa solo che sia pubblicato da una grande casa editrice e lanciato sul mercato come si deve, il resto sono solo dettagli". Il senso di questa affermazione riportato alla questione della produzione di una sceneggiatura sulla vicenda del Grande Torino ci indica che una simile idea non ha mai veramente generato la convinzione del successo nei possibili produttori in quanto considerata marginale, settoriale, poco spendibile in termini commerciali. Ricordiamo che quattro anni fa Giancarlo Governi scrisse una sceneggiatura per la RAI di una vicenda che aveva sullo sfondo il Torino di Valentino Mazzola, la cui produzione fu rifiutata perchè il soggetto non fu ritenuto di "sostanziale interesse" per il pubblico televisivo, pasciuto a dosi massicce di smielate soap opera e grotteschi reality show. Per cui solo la scommessa fatta col cuore da un tifoso-regista e la sua coraggiosa casa di Produzione che l'ha sostenuta potevano darci finalmente quello che DOVEVA secondo noi essere raccontato già da molto tempo. E non possiamo fare a meno di notare che dopo la conclusione delle riprese, quando si è saputo che il film sarebbe stato distribuito, la RAI non ha perso tempo ed ha realizzato una fiction sul Grande Torino che avremo modo di vedere e valutare tra qualche settimana.
Alessando e Vincenzo Verdecchi hanno poi aggiunto "Al termine della lavorazione abbiamo ritenuto con soddisfazione di aver ben concluso il nostro impegno, invece ci stiamo accorgendo che adesso arriva un'altra bella sfida" riferendosi all'aspettativa sulla risposta che il lancio del film avrà nel pubblico a livello nazionale. Detto ciò si sono spente le luci in sala ed è iniziata la proiezione, mentre il cast si mescolava alla chetichella tra il pubblico.
Non vogliamo soffermarci sulla particolarità del soggetto e di come esso sia proposto per toccare le corde più profonde della nostra sensibilità, di come cioè ognuno di noi possa riconoscersi in aspetti specifici dei rapporti affettivi che a volte ci riservano delle vere sorprese come sorprendente è l'epilogo della vicenda personale del protagonista; ognuno vedendo il film potrà trovare, solo volendo, materia di analisi introspettiva ed una gradevole riscoperta di valori sopiti.
Diciamo, questo si, che ci sono piaciute le interpretazioni dei ruoli, e non parliamo dell'indiscutibie Giorgio Albertazzi o dei bravi e noti Gioele Dix e Felice Andreasi; abbiamo piuttosto scoperto e apprezzato delle notevoli capacità in Dino Abbrescia, Luciano Scarpa, Kasia Smutniak, Enrico Ciotti, Ettore Belmondo, Anna Stante, Piera Cravigniani e il giovane Manuele Ruberto.
Noi di Toroclub facciamo spesso ricorso alla forza espressiva delle immagini in quanto la consideriamo elemento primario per riuscire a stabilire un canale comunicativo efficace con gli utenti; si veda ad esempio la nostra galleria multimediale che contiene rari reperti documentali proprio sul Grande Torino, o anche i nostri clip audio/video degli highlights delle partite del Torino che settimanalmente mettiamo a disposizione sulla homepage, nell'intento di informare i tifosi granata e aiutarli a non perdere quella particolare identità che li rende un po' diversi dagli altri.
Proprio per questo, alla fine della proiezione avremmo desiderato avvicinare Alessandro e Vincenzo Verdecchi per ringraziarli e testimoniargli il nostro apprezzamento per quanto realizzato, ma li abbiamo visti molto impegnati in un'altra conversazione, e non abbiamo ritenuto il caso di disturbarli. Non abbiamo mancato tuttavia l'occasione di salutare i bravi Dino Abbrescia e Luciano Scarpa e di congratularci con loro per il valore aggiunto dato al film con la loro interpretazione.

di Mauro Ricci
in collaborazione con al quale va il nostro particolare ringraziamento