
Nella simbologia del tifo granata Superga rappresenta l'apice di una storia che lega un percorso sportivo interrotto ad un periodo particolarmente significativo di vita del Paese. Per questo motivo ci sono suggestioni e metafore che non riescono a stare distanti l'una dall'altra.
Fatalmente, una squadra di calcio divenuta orgoglio nazionale arrestò improvvisamente il suo cammino su quella collina mentre in Italia era iniziata la ripartenza piena di speranze dopo il disastro di una guerra che le aveva tolto tutto. L'analogia si può ritrovare nella stessa origine della Basilica di Superga, eretta agli inizi del diciottesimo secolo proprio per simboleggiare la rinascita di una Torino che si era liberata dal tremendo assedio delle truppe francesi di Luigi XIV, lasciandosi alle spalle un lungo periodo di fame e sofferenze.
Il sito stesso rimane al di là di queste vicende un luogo unico che offre meditazione, silenzio, natura, panorama, e taluni tifosi del Torino appositamente definiti "superghisti" non poterono sottrarsi al bisogno, che diventò abitudine, di isolarsi nel parco attorno alla basilica per ascoltare le radiocronache delle partite del Torino divenute immaginifiche dopo quel 4 maggio del 1949 che segnò la scomparsa del
loro Torino.
Di quella squadra erano rimaste solo le uniformi, meglio non constatare coi propri occhi la deludente differenza tecnica con quella che giocava al suo posto ma piuttosto continuare a tifare ciecamente, sperando di cogliere nelle fasi di gioco descritte dal radiocronista momenti di ispirazione calcistica forse infusa in maniera soprannaturale da coloro che avevano giocato meravigliosamente, ad evitare guai e risultati indegni di quella gloria improvvisamente cancellata.
Gli anni che seguirono portarono il Torino ad essere una formazione di medio rango con episodiche retrocessioni, destino quasi inevitabile per una società di calcio senza una proprietà che abbia solide possibilità economiche e ferma volontà di raggiungere obiettivi importanti, interrotto da un periodo d'oro avviato negli anni '70 fino ai primi anni '80 (uno scudetto vinto e diversi secondi piazzamenti), determinatosi infatti con la gestione di un imprenditore serio con idee chiare, Orfeo Pianelli.
Oggi ci occupiamo della tragedia di Superga attraverso le immancabili rievocazioni documentali che ci tramandano un ricordo importante e nel contempo un dato inconfutabile: non è solo il Grande Torino a mancarci, ma è anche quel calcio trasformato ad oggi in qualcosa di profondamente diverso e lontano da quei modi e quello stile che permettevano un affiatamento unico tra tifosi e giocatori, che si frequentavano e si incontravano al bar o all'allenamento offrendosi e accettando caffè, scambiando sigarette con battute e incoraggiamenti. E non solo a Torino ma ovunque.
I tempi cambiano e la nostalgia non aiuta ad accettare questa evoluzione, gli approcci commerciali sono diversi e il business prende il sopravvento, ora il calcio è più spettacolo che sport mentre il tifoso medio può solo sperare che gli capiti di affiancare il SUV del suo beniamino per la durata del rosso di un semaforo, e con un po' di fortuna il suo saluto sarà ricambiato.
Noi siamo dell'idea che i tempi cambino ma gli occhi dei tifosi siano rimasti gli stessi, alla ricerca di qualcosa di positivo da guardare e in cui confidare, soprattutto da poter ricordare e raccontare.
foto concessa da Valerio Minato
 
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